mostre 2017

RENZO NUCARA & CARLA VOLPATI ARBRE MAGIQUE MADRE NATURA

28 Maggio 17 Giugno 2017

Come una madre, la natura genera e si rigenera in un flusso continuo. La sacralità della natura si afferma in antichi miti e riti di devozione dove ciclicità stagionale e religiosità s’intrecciano in cerimonie propiziatorie, purificatrici o legate alla rinascita. Oggi passa anche attraverso il profondo rispetto per ciò che ci circonda e al quale apparteniamo senza riserve.

L’istallazione ARBRE MAGIQUE MADRE NATURA di Renzo Nucara e Carla Volpati alla Galleria Elleni ha come protagonisti alberi di colore diverso a rappresentare le tre grandi fasce climatiche della terra: poli,zona temperata, zona desertica, ai quali si aggiunge il blu di oceani e mari.

Le silhouette di animali, personaggi, foglie e fiori definiscono la forma iconica dell’albero, che con le sue radici ancorate al suolo e i suoi rami protesi verso l’alto, connette terra e cielo, naturale e soprannaturale.

L’albero ha un grande valore simbolico non solo per la sua verticalità. E’ albero della vita e della conoscenza  nel giardino dell’ Eden, rappresenta la vitalità del cosmo nel suo processo di germinazione, crescita ed espansione. E’ il respiro ossigenante del mondo, il rifugio di animali e uccelli. Regala frutti, ristora con la sua ombra, riscalda con il suo legno.

Il progetto  ARBRE MAGIQUE che Renzo Nucara e Carla Volpati portano avanti da alcuni anni nasce dall’incontro dei singoli percorsi artistici: gli animali di Renzo Nucara e i personaggi immaginifici, chiamati Puppet di Carla Volpati. Popolato o ricreato con la leggerezza delle sue sagome sospese, l’albero si trasforma in un Arbre Magique, sorprendendo spettatore e al tempo stesso trasmettendo a chi lo guarda un messaggio. Nel caso specifico rimanda al sacro della natura e al grande tema della sostenibilità.


Sguardi

A.A.V.V.

SGUARDI | Una collezione di fotografia contemporanea

14 Ottobre-19 Novembre 2017

a cura di Alessandro Villa

Nobuyoschi Araki, Gianni Berengo Gardin, Gabriele Basilico, Maurizio Buscarino, Mario Cresci, Mario De Biasi, Franco Fontana, Mario Giacomelli, Nino Migliori, Mimmo Jodice, Massimo Vitali
Una collezione di fotografia contemporanea ci restituisce un percorso che parte dagli albori della fotografia analogica del neo-realismo italiano fino ad arrivare alle grandi stampe digitali degli autori piu’ contemporanei.
Il percorso inizia dagli autori del neo-realismo italiano: Nino Migliori (1926) apre simbolicamente questo percorso con la celebre fotografia del Tuffatore (1951) scattata dal molo di Rimini, “one shot”, un colpo di fortuna come lui stesso ha confidato, Gianni Berengo Gardin (1930) con alcuni celebri scatti di Venezia dove la presenza di Peggy Gugghenaim si puo’ quasi percepire, Mario De Biasi (1923-2013) i cui baci, scattati in rigoroso bianco e nero, hanno fissato, insieme ad altre sue celebri immagini, il boom economico Italiano del dopoguerra.
La seconda parte della raccolta è composta da autori piu’ ermetici: Mario Giacomelli (1925-2000) suoi i “paesaggi scritti” vintage che ci introducono ai piu’ concettuali e rigorosi Maurizio Buscarino (1944) che ha percorso come fotografo il “territorio” del teatro, da quello europeo a quello americano e orientale. la sua opera è un imponente lavoro sul teatro contemporaneo e Mimmo Jodice (1934) testimone, in questo caso, delle “performances” degli artisti negli anni sessanta, Vettor Pisani, Jannis Kounellis.
Gabriele Basilico (1944-2013) con gli scatti di una Beirut dilaniata dalla guerra ci proietta dentro grandi immagini, nella quale la presenza umana è quasi del tutto assente, ed in cui l’assordante silenzio si puo’ quasi percepire.
Franco Fontana (1933) al contrario vive lo spazio della fotografia come la tavolozza di un pittore regalandoci scorci di una America di “Wimwendersiana” memoria, piena di luce e dai vasti orizzonti così come Massimo Vitali (1944) osservatore distaccato di alcuni paesaggi urbani che ci appaiono realmente “finti” o “fintamente” reali.
Mario Cresci (1942) è un autore sperimentatore che utilizza l’immagine fotografica come un linguaggio, la sua è una colta e raffinata linea di ricerca antropologica che dura da dagli anni sessanta -senza soluzioni di continuità- ad oggi.
Nobuyoschi Araki (1940) tratteggia le contraddizioni del Giappone contemporaneo, tradizione e modernità si fondono nelle sue grandi stampe dai colori accesi.
La fotografia, insieme al cinema, il linguaggio delle arti visive piu’ vicino allo spirito del tempo degli ultimi 50 anni.